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Codice: EMH670

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Accurata e dettagliata riproduzione di uno zootropio in miniatura, misura circa 18,5cm di altezza e 14cm di diametro.

Il fenomeno della “persistenza retinica”, altrimenti detta “ritenzione dell’immagine” viene normalmente studiato per illustrare il funzionamento dei film di animazione, ma le sue origini risalgono agli esperimenti di Newton. Nel 1829 questa tecnica fu descritta dallo scienziato belga Joseph Plateau.

Dai primi strumenti scientifici che utilizzavano le immagini animate, fino al cinema moderno, la persistenza retinica è stata sempre usata per ingannare la mente, facendoci credere che una serie di immagini statiche fossero in movimento. Tutti i meccanismi adottano una tecnica identica, utilizzando una serie di immagini, ognuna delle quali mostra una fase della sequenza di un movimento. Queste immagini vengono mostrate in una successione così rapida che il cervello, che non può registrarle come immagini separate (l’occhio non è in grado di distinguere più di 24 immagini per secondo), ce le mostra una dietro l’altra, dandoci l’impressione di un movimento continuo. Il primo di questi strumenti fu, nel 1824, il cosiddetto taumatropio, al quale seguirono rapidamente tutta una serie di ingegnose invenzioni.

Nel 1834 il matematico inglese William George Horner progettò un pratico dispositivo basandosi sul fenachitoscopio di Plateau e Stampfer (1830), che eliminava la necessità di uno specchio e permetteva a diverse persone di vedere contemporaneamente le immagini in movimento: un importante progresso rispetto all’unico spettatore che l’invenzione precedente permetteva. Lo strumento ideato da Horner, a forma di cilindro, era costituito da un tamburo con la parte superiore aperta e delle piccole fessure intagliate nella parte superiore della parete. All’interno veniva collocata una striscia con una sequenza di immagini disegnate a mano e attaccate lungo la circonferenza del tamburo, che potevano essere viste dall’esterno attraverso le fessure. Quando il tamburo girava, le immagini creavano l’illusione del movimento. Horner battezzò la sua invenzione “daedalum”.

Stranamente il daedalum cadde nell’oblio per trent’anni fino a quando nel 1867, all’improvviso e quasi temporaneamente, venne brevettato sia negli stati uniti che in Inghilterra. William Lincoln, un nordamericano, brevettò lo zootropio e fu il primo ad impiegare questo termine. Conosciuto anche con il nome di “the wheel of life” (la ruota della vita), ne fu iniziata la produzione su vasta scala.

Nel frattempo Milton Bradley ottenne il brevetto in Inghilterra. Uno dei modelli più popolari fu prodotto dalla London Stereoscopic Company. Oltre alle strisce alcuni zootropi avevano alla base un disco di carta sul quale reano generalmente stampate figure geometriche in movimento.

La maggioranza degli zootropi del XIX secolo avevano tredici fessure e le strisce dodici immagini che sembravano muoversi. Le strisce con tredici immagini, lo stesso numero delle fessure, generavano un’immagine il cui movimento era stazionario. Le immagini acquisivano un certo effetto velato dovuto al movimento costante e alla luce insufficiente.

Il prassinoscopio fu brevettato nel, 1877 dal Francese Émile Reynaud. In realtà l’intenzione di Reynaud era di eliminare i difetti dello zootropio che, all’epoca, godeva di una enorme popolarità. Il suo apparecchio fu il primo in grado di correggere la distorsione delle immagini in movimento, causata dalla luce insufficiente che filtrava attraverso le piccole fessure dello zootropio. Questo miglioramento nella qualità dell’immagine lo rese immediatamente popolare tanto da sostituire l’antico strumento. Reynaud fabbricò un tamburo girevole (come il suo predecessore) collocando un prisma di specchi al centro del cilindro, in modo che le immagini si riflettessero su questo prisma centrale. Il numero degli specchi (dodici) era uguale al numero delle figure che vi si riflettevano. Quando il cilindro veniva fatto girare manualmente, la rapida successione delle immagini riflesse nello specchio opposto dava l’impressione del movimento.  Il risultato era un’animazione perfetta, una chiara sensazione di movimento, ma senza la perdita della luminosità dello zootropio.  La combinazione dei meccanismi con immagini in movimento e le esibizioni vaudeville di marchingegni come la lanterna magica era inevitabile. Uno dei primi tentativi con successo di tale unione fu il prassinoscopio-teatro, altrimenti chiamato teatro ottico (1882) inventato da Reynaud, il quale continuò in seguito a lavorare alla sua invenzione, migliorandola e perfezionandola.

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