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Codice: EMH950

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Accurata e dettagliata riproduzione di un astrolabio orientale in miniatura, misura circa 13cm di altezza e 4,4cm di diametro.

Il nome dell’astrolabio deriva dalla parola greca astro, che significa “stella”, e da labio, “colui che cerca”. Potremmo tradurlo come “il cercatore di stelle”. Tuttavia, questo complesso strumento ha numerose altre funzioni.

Il primo astrolabio fu un semplice grafometro verticale che misurava solo l’altezza del Sole e degli astri, effettuando la misurazione del tempo e i calcoli di posizione. Più tardi si trasformò in una rappresentazione della sfera celeste destinata a dare risposta a interrogativi più complessi; il suo periodo d’oro ebbe inizio quando, nella versione piana o planisferica, poté facilmente risolvere i problemi relativi agli orti, ai tramonti e a questioni relative all’orizzonte in un determinato luogo.

L’astrolabio era costituito da una complicata struttura di elementi più o meno sovrapposti, il cui numero era limitato per il bisogno di evitare una confusione eccessiva tra i dischi dell’astrolabio. In sintesi, lo strumento racchiuse nel limitato spazio dei suoi dischi i misteri dell’astronomia, della meccanica celeste, degli eventi cronologici e della trigonometria, ed anche, come era necessario, le curve relative alla Cabala e all’astrologia, per poi diventare una calcolatrice ed un vero e proprio vademecum nel quale sia l’astronomo sia il marinaio trovavano le informazioni che attualmente vengono fornite loro dalle effemeridi nautiche, dalle tavole dei logaritmi e dal sestante.

Le prime notizie pervenuteci circa lo sviluppo dell’astrolabio provengono dal Centro di Ricerche di Alessandria. Nel 150 a.C. l’astronomo Ipparno progettò, mediante la teoria della proiezione stereografica, il primo astrolabio planisferico. In Europa l’astrolabio diventò uno strumento imprescindibile per astronomi, astrologi e agrimensori fino alla fine del XVII secolo quando fu rimpiazzato da strumenti più precisi. Nel mondo arabo il suo uso si protrasse fino al XIX secolo.

La pratica della religione islamica incitava allo studio dell’astronomia. Nel corano, il libro sacro dell’Islam, il termine più citato dopo Allah è “Ilm”, che significa conoscenza, sapere o scienza. Al’ilm può significare “scienza” nell’arabo moderno, ma nella sua eccezione più ampia si riferisce all’acquisizione di ogni tipo di conoscenza. Il corano incoraggia la sua stessa lettura e studio come anche lo studio della natura. Le conoscenze acquisite della ragione umana e quelle offerte dal Corano sono considerate complementari: entrambe sono “segni di Dio” che permettono agli uomini di studiare e capire la natura. In questo contesto è facilmente comprensibile l’enorme sviluppo avvenuto nel campo delle scienze: la matematica (algebra e trigonometria), l’astronomia, la medicina e l’architettura, in modo particolare durante la cosiddetta “Età d’Oro” dell’Islam, quando fiorirono nelle sue città vari centri dedicati allo studio e all’arte.

Il più sofisticato e bello degli strumenti astronomici precedenti l’era del telescopio, fu senza dubbio l’astrolabio. Nel IX secolo gli astronomi arabi perfezionarono questo strumento, introducendo scale angolari e linee degli azimut, e allo stesso tempo ne arricchirono la decorazione. A metà strada tra uno strumento di osservazione rudimentale ed un elegante computer analogico, gli astrolabi furono utilizzati per diverse funzioni: la misurazione del tempo, il calcolo dell’altezza (per gl’astri e i rilievi geografici), finanche per l’elaborazione di oroscopi.

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